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Le notti di autunno in campagna

Un’altra delle notti di autunno in campagna in cui il sonno tarda ad arrivare, niente da fare!

Come posso far riconciliare la mente con i frammenti di inquietudini quotidiane se non dormo? È tutto un sovrapporsi di rumori e pensieri e qui attorno c’è veramente troppo silenzio.

Le notti di autunno in campagna sono schiette e realizzi senza appello che l’estate è proprio finita; l’odore rotondo della terra autunnale non lascia dubbi ed i suoni si ovattano a spegnere il rumoroso andare della stagione precedente.

Mi preparo una tisana di melissa e penso di voler uscire. Si, esco fuori, anche se ormai è l’una e trentacinque circa e dovrei provare a dormire, magari questa quiete mi aiuta, magari quest’aria di autunno mi rilassa.

Prendo il plaid, quello che profuma di lavanda, e scelgo la poltrona in vimini, quella appoggiata appena dentro al portico, fatta a conca, il borgo di San Casciano dei Bagni è tutto illuminato…bellissimo!

Stringo la tazza di tisana tra le mani e mi accomodo lì, immersa nel confortevole silenzio del Poderaccio 2, con gli occhi persi che piano si abituano al buio, con le orecchie ferme ad ascoltare il nulla.
Poi, di colpo…
Stack.
Stack.

Il rumore acuto di un ramo spezzato mi fa fermare il respiro; strizzo gli occhi nel nero della notte, nel vano tentativo di mettere a fuoco nel buio.
Non so se andare o restare. Resto immobile e muta.

Ed è li, a due passi da me, sotto al melo di mele cotogne, proprio lì davanti avviene la magia. Passano lenti e guardinghi. Leggeri. Uno di loro alza il muso e si guarda attorno, annusa in giro.
In quel momento vorrei essere vuota come aria per non spaventarli e accidenti a me e alla crema alla mirra e sandalo che metto la sera, così mi sentiranno di sicuro.
Mi camminano vicinissimi, uno avanti e uno dietro. Il primo più sfrontato, il secondo più prudente. Scivolano via, silenziosi, a passo lento.
Come una carezza. Come una poesia.

Resto ancora lì qualche minuto, incredula, a guardare il melo cotogno che la notte abbraccia i cerbiatti e non me lo aveva mai fatto capire.
Ho il naso gelato, le mani ancora avvinghiate alla tazza e il cuore pieno di magia.
La tisana si è freddata.
È ora di rientrare.

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