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La favola della volpe della lepre e dell’uva

La volpe in cerca di uva

La favola della volpe della lepre e dell'uva

La favola della volpe, della lepre e dell’uva inizia con una piccola volpe in cerca di qualche cosa da mangiare. Beh, avrete sicuramente sentito parlare della favola della volpe e dell’uva, quella in cui la volpe cerca di arrivare all’uva ma, non riuscendoci, finge di non apprezzarla perchè acerba. Sappiate che non è andata proprio così e oggi vi racconterò la vera storia di quella volpetta. Preparatevi però: non sarà facile credere a quello che leggerete; è una di quelle storie che non ci credi se non le vedi.

E io l’ho vista.

Una notte di autunno la giovanissima volpetta stava camminando nella campagna toscana. Come capita spesso ai cuccioli la volpina si era allontanata troppo ed aveva difficoltà a ritrovare la strada per tornare indietro. Un po’ supponente e molto, molto furba, si avvicinò ad un vecchio casale in cerca di cibo e rifugio: si sa che gli uomini sono spreconi ed era certa che avrebbe trovato qualcosa da mangiare tra gli scarti umani.

Fiutava l’aria alla ricerca di qualche indizio di cibo quando, improvvisamente, sentì uno squittio. “Deve essere un topo! Come sono fortunata: avrò un pasto fresco tutto per me!”.

Con fare guardingo si avvicinò piano al cespuglio dal quale sembrava provenire questo tenue squittio ma, con sua grande sorpresa, non si trattava di un topo: nascosta tra i cespugli c’era una piccola leprotta.

La volpe e la leprotta

La favola della volpe della lepre e dell'uva

“Beh, che differenza fa? È sempre ciccia per me!” Ma i suoi vispi occhietti rotondi non smettevano di fissare gli occhioni a mandorla, impauriti, della leprotta. Quella piccola lepre era ferma lì perché ferita e non poteva scappare. Tremando disse: “Ora starai pensando di mangiarmi… Lo so che le volpi mangiano le lepri e io sono stanca e ferita e non ho le forze per scappare”.

La volpina girò la testa lateralmente, quasi a voler mettere meglio a fuoco la situazione: la leprottina tremolava un po’ per il freddo, un po’ per la fame e un po’ per la paura.

Una cosa era certa: quella piccola lepre non le faceva proprio venire fame ma, piuttosto, le ispirava un’insolita tenerezza. E così, bando a tutto quello che si dice di volpi e lepri, le si sdraiò vicino, e, senza pensarci troppo, la avvolse con la sua calda e morbida coda.

La leprottina non aveva capito bene le intenzioni della volpe. Pensava “Magari mi vuole tenere in caldo per mangiarmi più tardi”. Ma poco dopo, per quanto diffidente, cadde addormentata in quel caldo e inaspettato riparo.

La volpe, la lepre e l’uva

Durante la notte la volpe fu svegliata dai morsi della fame e si mise a cercare cibo. La notte di luna piena illuminava una grande vite arrampicata sul pergolato del casolare e lasciava splendere i grandi chicchi argentei dell’uva bianca.
La volpetta non ci pensò due volte e con furbizia urtò i rami nella speranza di far cadere qualche chicco nel terreno. Voleva prendere i più alti, più belli e maturi, perché sapeva che non avrebbe consumato il pasto da sola, ma poi rinunciò accontentandosi dei pochi chicchi caduti a terra: sarebbero stati comunque un ottimo spuntino per lei e la sua nuova amica.

Iniziarono a consumare in silenzio la loro modesta cenetta ma poi presero il sopravvento la confidenza e la fiducia e si racconta che tutto attorno si sentissero solo le loro risate.

E fu così che a dispetto di tutte le regole, a dispetto di tutti i luoghi comuni, una volpe e una lepre divennero amiche per la pelle, in una tiepida notte di autunno.

Ancora oggi, nel terreno del Poderaccio 2, nelle notti di luna piena, se siete fortunati e riuscite a stare buoni e in silenzio potrete vivere la favola della volpe, della lepre e dell’uva e vedere le due inseparabili amiche correre nel prato. Di solito passa prima la volpe e quando ha buttato giù parecchi chicchi dalla vite fa un cenno alla sua amica lepre che esce dalla tana e la raggiunge rapida, per uno spuntino che ha il sapore di un rito antico e universale.


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